Le figure chiave della formazione del videogame developing: il core trainer del corso di game design

Incontriamo Andrea Basilio core trainer del corso di game design alla Digital Bros Game Academy

25 maggio 2019

Ancora adolescente decide che il suo lavoro sarà progettare videogame, dopo tre anni di apprendistato in un piccolo studio di sviluppo, si trasferisce nel Regno Unito dove consegue un Bachelor of Art in Game Design. Tornato in Italia, lavora per sei anni in Milestone dove arriva a rivestire il ruolo di Game Director di MotoGP14.
Oggi è il Creative Director di Bad Seed, uno piccolo studio di sviluppo milanese.

Ciao Andrea,

partiamo da un aneddoto personale. Alcuni anni fa, quando mio figlio aveva circa 8 anni ad una cena da amici, uno degli invitati si mise, con grandissima umiltà, a parlare lungamente con lui di videogame, delle sue preferenze, di cosa si aspettasse da un videogioco e molto altro. Incuriosito, chiesi alla padrona di casa come mai questa persona avesse intavolato una così lunga e articolata conversazione con un bambino e lei mi rispose: fa il game designer, fa parte del suo lavoro.
Quanto ritrovi in un atteggiamento del genere un corretto approccio alla professione?
Quali devono essere le caratteristiche di chi vuole intraprendere un corso di game design?

Quella del game designer è una figura particolare ed articolata, molto spesso multidisciplinare, quindi non esiste un solo “set” di caratteristiche valide per fare questo lavoro, di certo è fondamentale avere buone capacità comunicative, la voglia di lavorare in team e spiccate doti analitiche, il resto si può costruire con il tempo ed il lavoro. Quello che ti è capitato di osservare, in realtà è un atteggiamento giusto per un designer, capire che cosa il nostro pubblico, anche se lontano da noi (come età o cultura), desidera è una parte rilevante di quella ricerca fondamentale e perenne che un buon game designer deve fare per rimare sempre al passo con i tempi.

Stabilite le caratteristiche, oserei dire pre-professionali, il mestiere del game designer sembra soffrire dall’esterno di una immagine eccessivamente idealizzata.
Un’immagine che esalta i tratti creativi della professione senza la percezione delle altre competenze necessarie.
Ovvero un know how aggiornato e approfondito del mercato dei videogame e la padronanza di quelle competenze teoriche e tecniche necessarie alla stesura della documentazione di progetto da trasmettere poi al team di sviluppo.
Durante il corso di game design che supervisioni come core trainer, che metodi didattici e strumenti adotti affinché questa parte del lavoro più “fredda” si armonizzi con quella creativa?

La parte delle idee è la parte “semplice”, nel team tutti possono avere un’idea, ma è con il lavoro dei designer però che quell’idea diventa magari vincente ma che, soprattutto, si trasforma mano a mano in un sistema complesso ed interconnesso che diventa poi il videogioco, più che degli “artisti” il nostro compito è quello di formare dei tecnici che garantiscano la buona riuscita di un prodotto che sia funzionale e al tempo stesso divertente. In Academy, oltre alla necessaria teoria crediamo nell’approccio sul campo, quindi i ragazzi sono immediatamente messi alla prova in produzioni che sono un’esatta copia di quelle reali. Io, e gli altri core trainer insegniamo agli studenti come si struttura un progetto nel mondo reale, dalla documentazione alla gestione della parte tecnica. I progetti sono la vera palestra dei designer, perché qui collaborando con le altre figure posso davvero insegnare ai miei studenti come strutturare la documentazione e relazionarsi con le varie figure coinvolte nel progetto. Credo inoltre che la vera creatività di un game designer si esprime e cresce attraverso i limiti che gli vengono dati, siano essi di natura tecnica (piattaforma, tecnologia, etc…) o societari (budget, tempo, etc…)

Inoltre, il ruolo del game designer prevede, in sede di sviluppo di progetto, una serie di competenze trasversali non indifferenti dovendo presidiare la corretta realizzazione del suo progetto da parte dei game artist e game programmer.
In altri termini il game designer in quella fase assume anche un ruolo molto vicino a quello del producer.
Diventa quindi imprescindibile possedere una buona nozione delle hard skill dei suoi compagni di team e deve sviluppare le sue soft skill per una efficace interazione.
Come core trainer del corso di game design che passaggi formativi e progettuali adotti per conseguire questi obiettivi didattici e realizzativi?

Sebbene il producer sia una professione completamente diversa da quella del designer, inevitabilmente il game designer deve avere bene in mente la visione complessiva del progetto e, se è necessario, mantenerne ben dritta la barra. I nostri studenti durante l’anno accademico in Academy svolgono cinque progetti, che sono delle piccole produzioni professionali, in completa autonomia (ma chiaramente supervisionati da noi core trainer). Durante quest’attività progettuale i designer si occupano anche di organizzare e gestire il lavoro di tutto il team di sviluppo. Il lavoro dei core trainer del corso di game design è quello di istruire i ragazzi anche in questo campo preparandoli al meglio anche con l’ausilio di moduli mirati di project management e naturalmente facendoli lavorare sulle loro soft skill e sulle loro doti interpersonali.

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