Il lavoro in team, quando l’unione fa la forza anche nella didattica dei futuri professionisti del game development.

Il valore della cooperazione tra studenti nella didattica per esser pronti domani per il mondo del lavoro.

7 gennaio 2019

Un approccio formativo fondato su una didattica centrata sul learning-by-doing, non può prescindere dall’utilizzo del paradigma della simulazione del lavoro in team.

A maggior ragione se poi parliamo di una formazione con un approccio hands-on sullo sviluppo di videogame dove, in ambito professionale, la stretta relazione e l’interazione positiva tra le molteplici competenze è la chiave per conseguire un risultato finale vincente.

Quando si parla di lavoro in team nella didattica occorre però evidenziare in primis la profonda differenza concettuale che lo distingue dal lavoro di gruppo, una modalità che solitamente ritroviamo negli ambiti formativi della scuola tradizionale e a cui molti studenti ormai sono abituati.

Pur formalmente simile al lavoro in team, il lavoro di gruppo vede gli studenti avere una responsabilità nei confronti degli altri ma essere singolarmente responsabili per il conseguimento degli obiettivi specifici che vengono loro assegnati.

Viceversa, in un lavoro in team, come per lo sviluppo di un videogioco, gli studenti condividono la responsabilità complessiva di quanto assegnato instaurando una positiva e naturale dinamica solidale orientata al risultato.

I benefici dei processi cooperativi di apprendimento in team sono ormai ben codificati: maggiore creatività, maggiore efficacia nel problem solving, massimizzazione di quelle social skill che costituiscono l’asset portante delle soft skill, gestione di quei conflitti naturali propri a ogni gruppo, acquisizione di una maggiore assunzione dei rischi attraverso la condivisione delle scelte e, non da ultimo, la massimizzazione nell’apprendimento delle hard skill grazie al continuo confronto tra futuri game designer, game programmer e game artist

Secondo uno studio, “Organizational Behavior” di Stephen Robbins, forse il massimo esperto internazionale dei processi comportamentali nel mondo della formazione professionale, il senso del conseguimento di un obiettivo comune, non solo disinnesca i personalismi ma porta lo studente alla ricerca di ciò che unisce e non ciò che divide dall’altro.

Individuato, quindi, quale sia il più efficace metodo di apprendimento, il punto ulteriore che si pone a chi è chiamato a formare i futuri professionisti del videogame verte sul come si possano ulteriormente amplificare i benefici del lavoro in team tenendo conto dei bisogni formativi per il conseguimento delle hard e soft skills. Una potenziale acquisizione di abilità che, secondo un monitoraggio effettuato dalla Gallup Q12 su un panel internazionale estremamente vasto, gode del vantaggio di trovare una fortissima predisposizione all’apprendimento in chi intraprende una nuova esperienza sul campo.
 

Modello di team per la simulazione di sviluppo di un gioco AAA"Modello di team per la simulazione di sviluppo di un gioco AAA” 

Data, però, l’estrema articolazione delle attività didattiche durante la simulazione delle fasi di sviluppo di un videogioco, le complessità legate all’armonizzazione delle competenze e dei tempi di produzione assegnati ai “team” si rende necessario un mentoring di professionisti del settore: i core e specialist trainer che supervisionino inizialmente i singoli “team” di produzione nei ruoli di Art Director, Creative Director e Technical Director.

Una volta acquisiti correttamente i commitment dai team, i ruoli di Lead dei singoli reparti saranno trasferiti agli studenti mentre i trainer resteranno come costante punto di riferimento.

Ma non è sufficiente, la chiave di successo di un lavoro in team nella didattica risiede anche nella forte condivisione di un senso etico che non è un fenomeno casuale ma un processo culturale ben preciso che trova il suo più efficace paradigma in quello che viene definito “buddy system”.

Un metodo che nella didattica si realizza grazie all’affiancamento di due studenti che, applicati su una singola attività, realizzano non solo una proficua relazione attraverso il confronto ma anche quel reciproco sostegno nel portare a termine l’attività assegnata.

In altre parole, una didattica centrata sul learning-by-doing declinata nel lavoro in team, oltre ad una maggiore efficacia nell’apprendimento “tecnico” massimizza e consolida, anche grazie al “buddy system”, quei soft skill negli studenti che sempre di più sono richiesti nel mondo del lavoro.

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