Il learning by doing: il valore strategico dell’apprendimento esperienziale

"L'apprendimento è il processo attraverso cui la competenza viene creata attraverso la trasformazione nell'esperienza." - David Kolb

4 ottobre 2018

"L'apprendimento è il processo attraverso cui la competenza viene creata attraverso la trasformazione nell'esperienza." - David Kolb


Il learning by doing, o apprendimento esperienziale, viene postulato nella modernità dal filosofo e pedagogo John Dewey[1] alla fine dell’ottocento sulla spinta dei bisogni più complessi del mondo del lavoro legato all’industrializzazione ma, in termini più astratti, ne troviamo già traccia ne “L’Etica Nicomachea” di Aristotele nel IV secolo a.C[2].
Nel tempo, nei luoghi e nelle discipline il learning by doing ha assunto forme, declinazioni e definizioni diverse ma sempre senza mai discostarsi dal suo significato di apprendimento esperienziale.


Nella contemporaneità questo metodo è presente nelle teorie e prassi sia della didattica delle scuole superiori, sia della formazione universitaria, seppur con applicazioni estremamente variegate per frequenza e intensità.
In generale, le applicazioni si sono rivelate insufficienti al conseguimento dell’obiettivo di formare gli studenti job-ready ovvero pronti per un inserimento fluido negli ambiti professionali. Carenza che in maniera molto approssimativa è stata spostata alla post formazione attraverso strumenti come gli apprendistati nelle professioni proprie agli studenti provenienti da istituti tecnici e professionali e gli stage e i tirocini nelle professioni intellettuali proprie a quelli provenienti dagli studi universitari.


Nello specifico legato al mondo dell’High tech, il learning by doing degli studi post diploma ha segnato maggiormente il passo, principalmente a causa delle evoluzioni teoriche esponenziali che hanno inevitabilmente causato un forte sbilanciamento su quella didattica del sapere verticale che ha sempre di più sottratto il tempo dedicato all’apprendimento esperienziale.


La sfida nel traslare questo metodo nella formazione di professionalità complesse proprie dell’industria del videogioco, data la forte interazione tra loro, implica la replica esatta delle dinamiche virtuose dei team di lavoro: dalla verosimiglianza dell'esperienza di sviluppo, da una riflessione approfondita su quanto si è realizzato, dalla concettualizzazione di quanto rilevato in chiave positiva e negativa e dalla restituzione della revisione critica nella fase successiva di sviluppo.


Oltre ad un piano formativo che veda come asset ineludibile l’equilibrio tra didattica e l’applicazione in laboratorio, non si può prescindere da docenti che, forti di competenze tecniche approfondite, possiedano come skill ulteriore un’altrettanta approfondita esperienza sul campo e, di conseguenza, un approccio hands-on ovvero pragmatico, concreto, capace di coinvolgere e organizzare gruppi di lavoro.
Dei veri e propri core trainer del game development.
 


[1]             "Il mio credo pedagogico" 1897

[2]             “Le virtù noi le acquistiamo se prima ci siamo esercitati, come accade anche nelle arti. Ciò che infatti dobbiamo fare quando le abbiamo imparate, ciò lo impariamo attraverso la pratica.” (II, 1, 1103a)

 

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