Le keyword dell’eccellenza nella formazione dei professionisti del Game entertainment: learning by doing, core trainer e specialist trainer

Formare e inserire nuove figure professionali in un mercato del lavoro esigente come quello del Game entertainment deve caratterizzarsi sia per il pragmatismo del metodo didattico, sia per la selezione esatta delle giuste docenze.

11 ottobre 2018

Formare e inserire nuove figure professionali in un mercato del lavoro esigente come quello del Game entertainment deve caratterizzarsi sia per il pragmatismo del metodo didattico, sia per la  selezione esatta delle giuste docenze.


Il learning by doing è il primo tassello, quello di metodo.
Ogni lavoro, come ben sappiamo, implica un costante processo di apprendimento esperienziale, sia in chiave spontanea che attraverso corsi di aggiornamento tecnici, andando così a costituire quell’insieme che esprimiamo come competenze professionali.


Attraverso questo processo impariamo ad interagire con l'ambiente di lavoro e seguire le sue trasformazioni, a confrontarci con l’evoluzione dei suoi metodi e strumenti e, non da ultimo, con i nostri colleghi con cui, nei processi cooperativi di lavoro, superiamo le criticità che si presentano e creiamo quell’innovazione che porta valore aggiunto al prodotto o al servizio in ogni fase del suo ciclo di ideazione, produzione, commercializzazione e distribuzione.


Un progetto formativo centrato sul learning by doing non può prescindere dall’expertise sia di docenti core trainer, ovvero professionisti del settore che sappiano coniugare l’insegnamento delle competenze teoriche tradizionali alla capacità di coordinamento del lavoro di gruppo, sia di docenti specialist trainer chiamati ad approfondire, o in aula o in laboratorio, gli aspetti verticali di quel mosaico di competenze che compone e completa il quadro formativo dei futuri professionisti del Game entertainment.


L’armonizzazione di tutti questi aspetti consente di creare negli studenti le capacità fondamentali necessarie per quell’inserimento fluido e produttivo negli studi di sviluppo che richiedono sin da subito ai neo assunti una mentalità proattiva, sostenuta dall’armonia tra "soft skill" - ovvero le capacità naturali di interazione positiva in un team e “hard skill”, ovvero le competenze tecniche tradizionali.


In altri termini, l’obiettivo finale è quello di immettere nel mercato del lavoro un T-shaped skill employee, ovvero un lavoratore competente e con la capacità di far entrare in empatia l’espressione delle proprie competenze con quelle degli altri membri del team di lavoro.

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