Moda e videogames sono sembrati ai più mondi non sovrapponibili e distanti, da anni è in atto un progressivo avvicinamento che sta raggiungendo coprogettualità e sinergie di successo fino a pochi anni fa inimmaginabili

ll mondo della moda e quello dei videogames sono sempre più compatibili e complementari. L’esempio più recente ha visto Louis Vuitton, primo marchio del lusso del mondo per fatturato,  progettare e realizzare uno speciale case monogrammato per il vincitore del Torneo Mondiale del gioco League of Legends lo scorso novembre. Del resto, la moda e il lusso sono costantemente alla ricerca di contenuti esperienziali per ampliare la propria brand experience, brand recognition, brand equity e customer journey. Il mondo dei video games, protagonista incontrastato dell’intrattenimento di quel mondo digitale in costante espansione, rappresenta l’interlocutore ideale per ridisegnare l’esperienza dei brand di moda e del lusso. Il mondo dei videogames, dal suo lato, ha interesse nell’entrare in contatto con il mondo della moda, nonostante la rilevanza economica ormai consolidata, poiché è sempre di più un bisogno emergente un riposizionamento nell’immaginario collettivo che, erroneamente, vede moda e videogames agli antipodi e i videogiocatori percepiti come individui isolati, scarsamente permeabili alle suggestioni della moda e poco integrati nel tessuto sociale.

In passato gli esperimenti sono stati numerosi, la stessa  Louis Vuitton  ha collaborato con Square Enix utilizzando nel 2015 la protagonista del tredicesimo capitolo della celebre saga Final Fantasy, Lightning, come testimonial per la campagna. Ma già precedentemente Diesel nel 2003 aveva coniugato moda e videogames “vestendo” i Protagonisti di Devil May Cry 2 ma senza un reale ritorno a causa del basso realismo dei capi trasposti nella grafica del gioco. Un altro esperimento è stato quello del brand streetwear Crooks and Castles che ha reso  disponibili i suoi prodotti in versione digitale in GTA 5. Sempre in una logica di  product placement, il brand streetwear “Made in LA Fear of God”, ha sfruttato la sua popolarità fra professionisti e fan del Basket, inserendo diversi look nei videogiochi ufficiali NBA, inserendo anche alcuni capi della collezione che il brand ha creato insieme a Nike. Un’interessante operazione cross-platform è stata quella de “The Pokémon Company” cominciata con il rilascio di prodotti esclusivi durante Complexcon 2018, un evento che interseca tra loro temi portanti come cultura, musica, cibo, arte, sport, innovazione e successivamente rendendo disponibili i capi della collezione anche per il proprio avatar su Pokémon Go. I capi, essendo stati rilasciati in esclusiva e in quantità limitate sono ora disponibili solo su piattaforme di reselling online ad un prezzo maggiorato. E si potrebbe continuare ancora con moltissimi altri esempi di interrelazioni tra case di alta moda e videogames sempre in una logica di product placement o nella produzione di collezioni ispirate a giochi e i loro personaggi o nello sviluppo di app.

Ma il rapporto tra moda e design inizia a superare questa logica unidirezionale, va segnalata una interessantissima operazione della  Puma che nel 2015 ha portato nel mondo reale le scarpe di Big Boss, il protagonista di Metal Gear Solid 5: The Phantom Pain o quella, in tempi più recenti, di Pinar&Viola che alla Amsterdam Fashion Week 2016 hanno creato una passerella virtuale per la loro collezione dove gli abiti sono stati proiettati in 3D su modelle vere grazie alle possibilità date dal projection mapping 3D. Ed infine quella che attualmente è l’operazione più avanzata su cui stanno lavorando due aziende ovvero, partendo dagli abiti digitali di giochi come Fortnite in cui i gamers possono acquistare delle skin esclusive per i propri personaggi, utilizzare gli stessi “abiti digitali” anche per le loro immagini sui social network.

È ormai certo che in un futuro sempre più prossimo si creerà una più stretta relazione tra moda e videogiochi, in cui le figure più classiche della moda lavoreranno fianco a fianco alle professionalità del mondo dei videogames.

Scenari che vedranno figure con molti punti di contatto come i Concept artist e gli Stilisti, che padroneggiano metodi progettuali e tecniche di drafting in maniera estremamente simile, cooperare per individuare nuove linee guida dei codici visivi delle collezioni. Oppure i Game Artist 3D applicati alla modellazione tridimensionale di capi e accessori, la progettazione di allestimenti innovativi per gli eventi fino ad arrivare a realizzare capi digitali indossabili virtualmente grazie ad app come Snapfeet che previa una scansione 3D del piede, già permette di provare le calzature grazie alla Realtà Aumentata, scoprire la taglia corretta in pochi istanti per poi procedere all’acquisto bypassando una delle impasse più frequenti all’acquisto di vestiti e accessori on-line e la gestione dei resi e cambi da parte delle aziende retail. Stiamo, quindi, per assistere, ad un deciso salto di qualità in avanti, e a 360 gradi, dello scambio reciproco di competenze e ispirazioni tra moda e videogiochi al fine di realizzare progetti sempre più esperienziali che possano coinvolgere un pubblico sempre più ampio e interconnesso.

Leave a Reply