Il blended learning bilancia l’apprendimento online con quello tradizionale per raggiungere risultati superiori

Come accaduto per il cosiddetto “smart working”, anche quella della didattica a distanza è una tematica che in questo periodo, per cause di forza maggiore, tutti sembrano aver scoperto.
Quello che prima era una specie di oggetto misterioso, è diventato improvvisamente una necessità imprescindibile con la quale doversi misurare.
In realtà, i tentativi di andare oltre la didattica di stampo classico risalgono agli anni ’50, quando presero piede i primi corsi per corrispondenza. Questa modalità di “istruzione a distanza” univa un’attività di studio indipendente con il confronto, per corrispondenza appunto, fra studente e insegnante, dando così vita a un primo tentativo di apprendimento “mischiato”, ovvero blended.

A partire dagli anni ’60, prima attraverso il televisore e poi con il personal computer, il concetto si ampliò dando vita a nuove modalità. Questi progressi tecnologici, in sostanza, consentivano per la prima volta nella storia una formazione remota di studenti e lavoratori, senza il bisogno di essere necessariamente di fronte a un istruttore.

Negli anni ’90, e arrivando fino ai giorni nostri, l’avvento del web e l’introduzione di nuovi device come tablet e smartphone, hanno pian piano fornito una serie di strumenti e opzioni per raggiungere gli studenti e interagire con loro utilizzando un bilanciamento di formazione guidata direttamente dall’insegnante, E-learning, coaching, webinar, piattaforme di apprendimento sociale e altro. Il blended learning è così diventato una realtà.

La sua definizione è però spesso oggetto di fraintendimenti.
Secondo Wikipedia “l’apprendimento misto o ibrido, si riferisce a un mix di ambienti d’apprendimento diversi e combina il tradizionale metodo frontale in aula con attività mediata dal computer e/o da sistemi mobili”.

Il blended learning non va confuso con il semplice E-learning, l’apprendimento online, perché nel blended learning la parte online della formazione non sostituisce del tutto la formazione faccia a faccia con l’insegnante, anzi, il docente usa la tecnologia per arricchire l’esperienza formativa e ampliare la conoscenza.

Il blended learning non va confuso neanche con il flipped classroom, di cui è un sottomodello, che prevede un rovesciamento della didattica tradizionale, ovvero lo studio viene fatto a casa, mentre il tempo in classe è usato per applicare le nuove competenze apprese attraverso attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori.

In generale, un errore piuttosto diffuso è quello di far passare l’idea che la formazione digitale possa soppiantare del tutto la formazione in presenza.
L’efficacia del blended learning sta invece nel bilanciare l’apprendimento online con quello tradizionale, per raggiungere risultati superiori rispetto a quelli ottenuti attraverso l’utilizzo esclusivo di uno dei due metodi.
La tecnologia, ovviamente, è solo un mezzo, perché il focus rimane puntato sull’insegnante. Senza insegnanti o tutor validi, anche un’infrastruttura tecnologicamente avanzata si rivelerà inefficace per raggiungere l’obiettivo.
La qualità dell’insegnamento e la formazione digitale sono quindi elementi complementari.

Entrando nello specifico, secondo il Christensen Institute il blended learning si divide in quattro modelli:

Rotation Model

I partecipanti ruotano tra diverse modalità di apprendimento di cui almeno una è la formazione online. La rotazione avviene sulla base di un programma prefissato o a discrezione del docente. Il Rotation model si divide in quattro ulteriori sottomodelli (Station Rotation, Lab Rotation, Flipped Classroom e Individual Rotation).

Flex Model

Il corso si svolge perlopiù online e solo in piccola parte tramite attività in presenza, in base a programmi molto flessibili.

À La Carte Model

Il corso viene svolto totalmente online ma all’interno di altri percorsi didattici che lo studente sta già conducendo in una scuola tradizionale. Non si tratta quindi di una formazione solo digitale, perché il percorso di apprendimento prevede alcuni corsi online e altri in presenza.

Enriched Virtual

I partecipanti effettuano alcune sessioni in presenza, e poi sono liberi di completare il resto del corso online in maniera autonoma.

I vantaggi del blended learning sono quindi evidenti e consistono in un abbattimento generale dei costi, nella possibilità di una maggiore interazione con il docente e allo stesso tempo nella possibilità di dare vita anche a un apprendimento collaborativo, nella libertà di seguire i propri ritmi e tempi di apprendimento.

Per finire, non bisogna dimenticare la possibilità di avvalersi di tecniche innovative come la gamification, in grado di rivoluzionare il vecchio approccio allo studio. Inserendo nella didattica elementi ludici derivati dall’ambiente dei videogame, come meccaniche di gioco, elementi di game design, meccanismi di reward e via dicendo, lo studente può essere coinvolto in maniera più attiva e sentirsi così gratificato, avvicinandosi all’apprendimento in maniera più naturale.
Tutto questo può essere una ulteriore motivazione e dimostrare che lo studio, in fondo, può essere anche divertente.

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